Cosa c’entra il rosa?

Poco tempo fa ho parlato con un’amica che sta passando attraverso le prime allegre fasi della gravidanza. Tutta emozionata, mi ha detto che aveva rinunciato alla tentazione e aveva fatto il suo primo acquisto per il neonato: una confezione di tre pigiamini bianchi per neonato. Quando le ho chiesto se ne avrebbe comprati altri ha risposto che avrebbe aspettato di scoprire il genere del neonato, perché voleva che il resto dei vestiti fosse specifico per il genere, cioè rosa per una femmina e blu per un maschio, ovviamente.

Ma perchè è ovvio? Da dove proviene questa assegnazione di colori? Non sono i colori solo questo, colori? Forse un tempo, ma non nel 2018.

Rosa per una femmina e blu per un maschio – da dove viene?

Il primo esempio di foto nella prima parte del diciannovesimo secolo ci dice che la neutralità di genere è molto lontana da un concetto moderno. Maschi e femmine erano indifferentemente adornati con bianchi sontuosi vestiti, dove il bianco rappresentava l’innocenza del neonato e la tintura del tessuto non era ancora una pratica diffusa. I colori a pastello furono introdotti a metà del diciannovesimo secolo ma non come potreste pensare:

Un articolo del Ladies' Home Journal nel Giugno 1918 diceva:

“La regola generalmente accettata è rosa per le ragazze e blu per i ragazzi. La ragione è che il rosa, essendo un colore più deciso  e più forte, è più adatto al ragazzo, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, è più carino per la ragazza.”

Un'altra pubblicazione del tempo raccomandava di vestire i neonati con gli occhi blu di blu, indifferentemente dal genere, solo per richiamare il colore degli occhi. Perfettamente logico, giusto? Allora cosa è successo per dare a questi colori apparentemente innocui un' associazione così definitiva da rimanere talmente radicata nella società fino ad oggi?

La risposta, la guerra. Gli anni dopo la seconda guerra mondiale hanno visto un mondo disperato dalla voglia di tornare alla normalità. È quindi seguito un desiderio per quello che la società riteneva essere il ruolo ideale dei sessi. Come i soldati esausti tornavano dall'Europa, le donne erano incoraggiate a gettare i loro “vestiti da lavoro” e a recuperare un look più femminile. Con l'associazione della femminilità ai fiori e essendo la maggior parte dei fiori rosa, non ci è voluto molto prima che la società e le compagnie pubblictarie iniziassero a spingere il colore come l'unica scelta per una donna che voleva recuperare il suo “normale” ruolo di genere precedente alla guerra.

Negli ultimi anni c’è stata una sorta di ribellione contro il rosa e contro l’assegnazione dei colori al genere. Mentre molte persone sono d’accordo nel dire che “rosa per le femmine e blu per i maschi” è qualcosa che dovrebbe essere relegato al secolo prececedente, ce ne sono altre che si grattano la testa e chiedono “cosa diavolo ha che non va il rosa?”. Questa è una buona domanda. La risposta è che non ha nulla che non va! È il fardello che si porta dietro che rappresenta il problema. Qui è il colore il problema, non la cultura! Il codice dei colori dei giocattoli manda un messaggi molto chiaro: quando una confezione rosa per esempio contiene un finto lucidalabbra, orecchini e una spazzola e una blu contiene una barca giocattolo, un martello e una pistola ad acqua, non è difficile cogliere il messaggio di fondo: tu sei il tuo genere e devi affrontare le distinzioni e limitazioni di tutto ciò. Se sono stati fatti sforzi lodevoli a proposito dei giocattoli con cui le femmine possono giocare, la domanda sottintesa rimane: riesci a ricordare l'ultima volta in cui hai visto un trattore rosa?

Questo è il maggiore problema del rosa – la discriminazione. Noi vogliamo che le femmine credano che avranno le stesse possibilità degli uomini nella scelta di una carriera, ma fin da bambine viene detto loro che se vogliono giocare con gli stessi giocattoli dei ragazzi, questi giocattoli saranno inspiegabilmente etichettati in rosa, che una buona vecchia corsa con un trattore blu, verde o rosso, come il tipo che è pubblicizzato per i maschi e usato nella vita reale, è in qualche modo inadatto a loro. La nozione che rosa equivale femminilità è così radicata nella nostra psiche che anche il suo opposto si veirfica. I maschietti vedono i giocattoli rosa e i ruoli ad essi collegati come cuoco, casalingo e infermiere come interessi “da femmine” e quindi non meritevoli del loro interesse, anche se quell'interesse sarebbe potuto essere l'inizio di un futuro.

 

A partire dalla nostra nascita nel 2012, Lottie si è allontanata da questa etichettatura di genere. Le nostre confezioni contengono rosa – e una vasta gamma di colori! Analogamente, Lottie, Mia e Bambolotto Finn indossano molti vestiti differentemente colorati, così come i veri bambini. Non vogliamo abbandonare il rosa, vogliamo abbandonare lo stereotipo. Lottie ha l'obiettivo di ampliare gli orizzonti di maschi e femmine, per dire loro che le bambole non sono solo per le femmine così come le macchine non sono solo per i maschi. Gli interessi dei bambini dovrebbero essere il più ampi e vari possibile e non incasellati a causa di qualcosa di innocente come il colore!

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